Capitale e lavoro: partecipazione, continuità e nuove prospettive per le PMI
Nuove tecnologie, trasformazioni demografiche, difficoltà nel ricambio generazionale e nuove aspettative nei confronti del lavoro stanno modificando il modo in cui le imprese organizzano le proprie attività e costruiscono il rapporto con le persone.
Tra i temi che stanno assumendo crescente rilevanza c’è quello della partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa: un concetto che può tradursi in forme diverse di coinvolgimento, dalla condivisione delle informazioni alla partecipazione ai risultati economici, fino a modelli più strutturati di presenza nei processi decisionali o nel capitale aziendale.
È stato questo il tema al centro dell’evento “Capitale e Lavoro: soluzioni innovative per imprese e territori”, organizzato da GCP il 24 settembre 2026 ad Asolo, in collaborazione con Fondazione Capitale&Lavoro.
Un confronto tra impresa, rappresentanza dei lavoratori e mondo associativo per approfondire non soltanto l’evoluzione normativa, ma soprattutto le possibili applicazioni della partecipazione all’interno delle PMI.
Partecipazione: perché parlarne oggi?
Ad aprire e moderare l’incontro è stato Nicola Gianesin, co-founder di GCP Srl Società Benefit, che ha collocato il tema della partecipazione all’interno di una riflessione più ampia sul futuro del tessuto imprenditoriale e dei territori.

Nel suo intervento ha evidenziato alcuni fattori che rendono oggi questo tema particolarmente attuale. Tra questi, il passaggio generazionale, che interessa molte imprese e pone il tema della continuità aziendale; l’inverno demografico, che riduce la disponibilità di persone e competenze; e un vero e proprio inverno demografico imprenditoriale, legato all’invecchiamento della popolazione imprenditoriale e alla difficoltà di individuare nuove generazioni disposte a raccoglierne il testimone.
A questi elementi si aggiungono l’ingresso di nuovi attori nei processi di sviluppo e continuità dell’impresa, l’emergere di nuove opportunità organizzative, finanziarie e territoriali e il cambiamento delle attitudini al lavoro, soprattutto da parte delle nuove generazioni, che attribuiscono maggiore valore al senso del lavoro, alla qualità dell’esperienza professionale e alla possibilità di essere coinvolte.
In questo quadro, la partecipazione non è stata presentata come un tema esclusivamente normativo, ma come una possibile leva per rafforzare il rapporto tra impresa, persone e territorio.
Da qui una domanda che ha accompagnato tutto l’incontro: possono nuove forme di partecipazione contribuire a rendere più solide le imprese e l’ecosistema nel quale operano?
Giuseppe Milan: dalla contrapposizione al coinvolgimento
Giuseppe Milan, Presidente della Fondazione Capitale&Lavoro, ha introdotto il tema partendo da una considerazione: alcuni cambiamenti, quando iniziano a entrare nel dibattito, possono apparire distanti dalle esigenze quotidiane delle imprese. Nel tempo, però, possono diventare parte integrante del modo di fare impresa.
La partecipazione dei lavoratori potrebbe seguire un percorso simile.
Milan l’ha descritta come un processo attraverso il quale si realizza un progressivo maggiore coinvolgimento delle persone nell’impresa, che può assumere forme e livelli differenti.

Il tema ha trovato nel 2025 anche un nuovo riferimento normativo con la Legge 15 maggio 2025, n. 76 – “Disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese”. La legge, entrata in vigore il 10 giugno 2025, dà attuazione all’articolo 46 della Costituzione e individua quattro principali forme di partecipazione: gestionale, economica e finanziaria, organizzativa e consultiva.
La norma contribuisce a dare maggiore concretezza a un tema che, come ha ricordato Milan, ha radici molto più lontane. La partecipazione non nasce con la nuova normativa, ma si inserisce in un percorso culturale e sociale che attraversa da tempo il rapporto tra capitale e lavoro.
Ciò che rende oggi questa riflessione particolarmente attuale è il cambiamento del contesto. Il capitale umano è sempre più importante e, allo stesso tempo, sempre più scarso; le tecnologie stanno modificando il modo di lavorare e i confini tra ruoli e responsabilità; le nuove generazioni esprimono aspettative differenti rispetto al lavoro, alla qualità dell’esperienza professionale e al proprio coinvolgimento nella vita dell’impresa.
La partecipazione può quindi diventare uno degli strumenti attraverso cui rafforzare il rapporto tra impresa e persone, insieme a retribuzione, formazione, qualità dell’ambiente di lavoro e opportunità di crescita.
In questo percorso si inserisce anche l’attività della Fondazione Capitale&Lavoro, nata per favorire il confronto tra impresa, lavoro, management, professioni e sistema finanziario e contribuire alla diffusione di una cultura della partecipazione.
Raffaele Mazzucco: quando la partecipazione nasce dall’impresa
Il contributo di Raffaele Mazzucco, imprenditore e titolare di Sogno Veneto SpA, ha portato il confronto sul terreno dell’esperienza concreta.
Il primo tema affrontato è stato quello del passaggio generazionale. Preparare la continuità dell’azienda significa anche interrogarsi su come viene raccontato il lavoro alle nuove generazioni.
Se l’esperienza imprenditoriale viene associata solamente a sacrifici, problemi e difficoltà, diventa più difficile trasmettere il desiderio di proseguire il percorso. La continuità richiede quindi preparazione, formazione e anche la capacità dell’imprenditore di mettere in discussione il proprio ruolo.
Ma l’esempio più concreto di partecipazione raccontato durante l’incontro nasce da una domanda posta anni fa da una collaboratrice: è possibile investire i propri risparmi nell’azienda in cui si lavora?
Da quella richiesta Sogno Veneto ha sviluppato un sistema di obbligazioni aziendali, creando la possibilità per persone legate direttamente o indirettamente all’impresa di investire nella sua crescita.
L’obiettivo non era sostituire il finanziamento bancario. Lo strumento, anzi, può risultare anche economicamente più oneroso. Il valore è un altro: rafforzare coinvolgimento, fiducia e senso di appartenenza.
L’esperienza mostra così un elemento importante emerso durante l’incontro: alcune forme di partecipazione possono svilupparsi anche prima e indipendentemente dalla norma, attraverso iniziative costruite sulle caratteristiche della singola organizzazione.
Massimiliano Paglini: partecipazione e contrattazione possono convivere?
La prospettiva dei lavoratori è stata portata da Massimiliano Paglini, Segretario generale Cisl Veneto e Reggente Cisl Treviso Belluno.
Paglini ha ricordato come la partecipazione abbia radici profonde anche nella cultura economica e sociale del territorio veneto e ha distinto due diversi modi di interpretare il rapporto tra capitale e lavoro.
Da un lato, una logica prevalentemente conflittuale, nella quale capitale e lavoro mantengono ruoli distinti e interessi da negoziare.
Dall’altro, una logica partecipativa, nella quale chi investe nell’impresa e chi contribuisce quotidianamente al suo funzionamento possono collaborare maggiormente nella costruzione dei risultati.
Partecipazione e contrattazione, quindi, non devono necessariamente essere considerate alternative.
La contrattazione continua a rappresentare uno strumento fondamentale per regolare rapporti, diritti e condizioni di lavoro. La partecipazione può aggiungere ulteriori livelli di coinvolgimento e responsabilizzazione.
Il tema diventa particolarmente rilevante guardando alle nuove generazioni, che attribuiscono crescente importanza non soltanto alla retribuzione, ma anche a benessere, ambiente di lavoro, possibilità di crescita e qualità dell’esperienza professionale.
Francesco Giacomin: la partecipazione vista dalle micro e piccole imprese
Con Francesco Giacomin, componente del Comitato Tecnico della Fondazione Capitale&Lavoro, il confronto si è concentrato sulla specificità delle micro e piccole imprese.
Un passaggio fondamentale, perché parlare di partecipazione in Italia significa confrontarsi con un tessuto produttivo composto prevalentemente da organizzazioni di dimensioni contenute. Infatti, è da considerare il fatto che il 99% della imprese italiane ha meno di 50 collaboratori e occupa il 60% della forza lavoro e, proprio nel Veneto, ci sono state intese a partire dagli anni ’80 che hanno aperto a soluzioni di maggiore coinvolgimento dei lavoratori appartenenti alla dimensione artigiana.
I modelli costruiti per grandi gruppi industriali non possono essere semplicemente trasferiti alle MPI (micro e piccola imprese) e PMI.
Per molte di queste aziende la priorità, infatti, è la continuità imprenditoriale. Numerosi titolari si stanno avvicinando all’uscita dall’impresa e non sempre è disponibile una successione familiare.
Occorre allora ampliare le possibilità: coinvolgimento dei collaboratori, acquisizioni da parte di imprese vicine, aggregazioni, strumenti finanziari dedicati e altre soluzioni capaci di evitare che aziende ancora competitive scompaiano esclusivamente per l’assenza di un successore.
Secondo Giacomin serve un vero ecosistema per la continuità aziendale, nel quale imprese, consulenti, associazioni, istituzioni e sistema finanziario possano contribuire con strumenti differenti.
La partecipazione dei lavoratori diventa, in questa prospettiva, non soltanto un tema organizzativo o sociale, ma una delle possibili risposte alla necessità di preservare il patrimonio imprenditoriale e produttivo del territorio.
Non esiste un unico modello di partecipazione
Uno degli elementi emersi con maggiore chiarezza durante l’incontro è che non esiste un unico modello di partecipazione applicabile a tutte le imprese.
Le soluzioni possono essere molto diverse: dalla consultazione e dal coinvolgimento organizzativo fino alla partecipazione ai risultati economici, al capitale o a forme più strutturate di governance. La scelta dipende dalle caratteristiche dell’impresa, dalle persone coinvolte e dal contesto in cui opera.
Su questo punto Giuseppe Milan è tornato nella parte finale dell’incontro, richiamando anche il suo libro “Capitale lavoro. La via italiana alla partecipazione”, promosso dalla Fondazione Capitale&Lavoro. Il libro raccoglie esperienze italiane e internazionali con l’obiettivo di mostrare come il tema possa tradursi in strumenti concreti e differenti.
Il confronto con altri Paesi può offrire indicazioni utili, ma, come sottolineato da Milan, non può tradursi in una semplice replica dei modelli sviluppati altrove. Sistemi pensati per grandi imprese e per contesti economici e sindacali differenti devono essere adattati alla struttura produttiva italiana e, in particolare, alla realtà delle PMI.
Tra gli esempi richiamati ci sono gli ESOP (Employee Stock Ownership Plan), strumenti diffusi soprattutto negli Stati Uniti che consentono ai lavoratori di partecipare alla proprietà dell’impresa attraverso piani dedicati. Anche in questo caso, l’interesse non sta nel replicare automaticamente il modello, ma nel comprendere quali elementi possano offrire spunti utili per costruire soluzioni coerenti con il contesto italiano.
La normativa può quindi rappresentare un quadro di riferimento e uno stimolo, lasciando spazio alla sperimentazione e allo sviluppo di buone pratiche.
Capitale e lavoro: una leva per la continuità dell’impresa
Il tema emerso dall’incontro va oltre il rapporto tra datore di lavoro e collaboratori.
Parlare di partecipazione significa interrogarsi su come costruire imprese capaci di durare nel tempo, mantenere competenze nei territori e coinvolgere maggiormente le persone nella crescita dell’organizzazione.
Passaggio generazionale, inverno demografico, scarsità di competenze, nuove attitudini al lavoro e cambiamento della popolazione imprenditoriale rendono questa riflessione sempre più concreta anche per le PMI.
La Legge 76/2025 offre oggi un nuovo riferimento, individuando diverse forme di partecipazione e contribuendo a riportare il tema al centro del confronto tra imprese, lavoratori e rappresentanze. La sua efficacia dipenderà però anche dalla capacità di tradurre i principi in strumenti adatti alle caratteristiche delle singole organizzazioni.
La sfida è quindi trasformare il tema della partecipazione in soluzioni concrete, capaci di sostenere la continuità aziendale, rafforzare il legame tra persone e impresa e contribuire alla tenuta del tessuto produttivo.
È dal confronto tra esperienze, strumenti e caratteristiche delle singole imprese che possono nascere pratiche di partecipazione realmente applicabili anche nelle PMI.

Da sinistra: Massimiliano Paglini, Francesco Giacomin, Giuseppe Milan, Raffaele Mazzucco e Nicola Gianesin, al termine dell’incontro “Capitale e Lavoro: soluzioni innovative per imprese e territori”.
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