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Approfondimenti9 Minuti

INSIGHT, DATI, TREND: Indagine sull’adozione dell’AI nelle PMI

L’Intelligenza Artificiale sta rapidamente trasformando il modo in cui le aziende italiane organizzano i processi, prendono decisioni e creano valore. Per comprendere meglio il livello di maturità del sistema produttivo, abbiamo raccolto e analizzato dati provenienti da fonti nazionali ed europee (ISTAT, Eurostat) e realizzato un questionario rivolto a un campione di imprese, prevalentemente del Nord Est e Centro Italia.

Quello che emerge è un quadro dinamico: l’adozione dell’IA cresce, trainata da esigenze di efficienza e innovazione, ma allo stesso tempo le aziende si confrontano con sfide organizzative e competenziali che richiedono un approccio strutturato.


Familiarità con l’IA e interesse ad approfondire

Alla domanda sull’autovalutazione della familiarità con le tecnologie di IA, la maggior parte delle aziende si colloca nelle fasce “bassa” o “moderata”. Le risposte che indicano un livello “molto” o “estremamente” elevato sono marginali.

Questo non va letto solo come un limite, ma come un elemento positivo:

  • mostra consapevolezza realistica del proprio livello di conoscenza;

  • è coerente con una tecnologia ancora relativamente nuova, che sta entrando solo ora in modo sistematico nei processi aziendali.

In parallelo, però, si nota un interesse crescente ad approfondire:

  • solo una parte minoritaria delle aziende non ha partecipato ad alcun evento su IA nell’ultimo anno;

  • molte hanno seguito uno o due momenti di approfondimento (webinar, convegni, conferenze);

  • una quota non trascurabile ha partecipato a più iniziative formative.

Il quadro complessivo è quello di una fase di apprendimento attivo: la familiarità non è ancora alta, ma le aziende stanno cercando informazioni, esempi e occasioni di confronto.


Utilizzo attuale e progetti nel breve periodo

Sul fronte dell’utilizzo concreto, il dato è significativo:

  • circa il 64% delle imprese del campione dichiara di utilizzare già strumenti o soluzioni di IA in qualche forma, nelle seguenti aree:


L’interesse a sviluppare nuovi progetti nel breve termine è ancora più evidente:

  • circa il 71% ha già in programma iniziative di IA nei prossimi 12 mesi;

  • solo il 29% non prevede nuove progettualità nel prossimo anno.

Analizzando il dato per dimensione aziendale emerge una tendenza chiara:

  • nelle microimprese, solo una parte limitata ha progetti di IA a breve termine;

  • nelle piccole imprese, la quota di chi intende attivarsi cresce in modo deciso;

  • nelle medie imprese, l’orientamento verso nuovi progetti arriva quasi al 100%.

In sintesi: quanto più l’azienda è strutturata, tanto più è forte l’intenzione di sviluppare progetti di IA.


Motivazioni principali: efficienza e innovazione

Le motivazioni che spingono a investire in IA sono sostanzialmente allineate tra le diverse classi dimensionali. In ordine di importanza, emergono:

  1. miglioramento dell’efficienzaL’IA è percepita come strumento per:

    • ridurre attività manuali,

    • velocizzare le operazioni,

    • rendere i processi più fluidi e controllabili.

  2. innovazioneLe aziende vedono l’IA come leva per:

    • introdurre nuovi modi di lavorare,

    • sviluppare nuovi servizi,

    • abilitare, nel medio periodo, nuovi modelli di business.

  3. riduzione dei costiRimane una motivazione importante, ma non è né l’unica né la principale:l’obiettivo non è “solo spendere meno”, ma rendere l’organizzazione più efficiente e più capace di innovare.


Le sfide: integrazione, competenze, dati e strategia

Il questionario mette in evidenza una serie di ostacoli percepiti, più organizzativi che economici:

  • integrazione con i sistemi esistentiL’IA non viene vista come qualcosa a sé stante, ma deve dialogare con gestionali, ERP, sistemi di produzione e infrastrutture già in uso.

  • competenze interneServe personale preparato, in grado di capire possibilità e limiti degli strumenti, di tradurre i bisogni di business in progetti concreti e di valutarne i risultati.

  • qualità dei dati e visione strategicaMolte aziende riconoscono che senza dati affidabili e senza una direzione chiara, si rischia di fare solo “prove sparse”, senza impatto reale.

Gli investimenti economici compaiono come criticità, ma con un peso inferiore rispetto a questi temi.

Anche qui la dimensione aziendale fa la differenza:

  • nelle microimprese, il problema dominante sono le competenze (quasi tutti indicano la preparazione delle persone come primo punto critico);

  • nelle piccole imprese, competenze e integrazione restano centrali, ma cresce l’attenzione a dati e visione;

  • nelle medie imprese, al centro troviamo soprattutto qualità dei dati e strategia: il tema non è tanto “da dove cominciare”, ma come strutturare progetti coerenti e basati su informazioni solide.


Sicurezza: misure ancora agli inizi, ma percorso avviato

Sul tema della sicurezza legata all’IA, i dati mostrano un quadro misto:

  • solo il 36% delle aziende ha adottato misure specifiche per mitigare i rischi associati all’IA;

  • il 64% non ha ancora introdotto interventi dedicati.

Questo è coerente con una fase in cui molte imprese sono ancora agli inizi del percorso: prima si sperimenta, poi si strutturano regole e controlli.

Tra quelle che si sono già mosse, le azioni più diffuse sono:

  • formazione del personale (circa due terzi delle aziende che hanno misure attive);

  • protocolli di sicurezza interni;

  • collaborazione con esperti esterni.

L’attenzione, quindi, non è solo sulla tecnologia, ma anche su persone, regole e competenze, per evitare fughe di dati, usi impropri o risultati non attendibili.


Bisogni formativi: dati, applicazioni e uso degli strumenti

Alla domanda sui principali bisogni formativi, emergono con chiarezza alcune priorità:

  1. organizzazione e gestione dei dati: è il tema più sentito: senza dati ben strutturati, l’IA non può esprimere il proprio potenziale.

  2. sviluppo di applicativi personalizzati: non solo utilizzo di strumenti “pronti all’uso”, ma capacità di costruire soluzioni su misura per i propri processi.

  3. uso sistematico degli strumenti generici: le piattaforme di base sono già disponibili, ma spesso usate in modo sporadico, non integrato nei processi.

Seguono poi:

  • formazione di base sull’IA (per dare un linguaggio comune a tutte le funzioni);

  • aspetti etici e normativi, oggi percepiti come meno urgenti rispetto ai temi operativi, ma destinati a diventare sempre più importanti.


Il legame tra IA e produttività

Un dato richiamato dall’ISTAT aiuta a mettere in prospettiva i risultati del questionario:

  • tra le aziende con produttività più bassa, circa il 6,5% utilizza strumenti di IA;

  • tra quelle con produttività più alta, la quota sale al 9,2%;

  • lo stesso trend è rilevato anche nelle grandi imprese.

Non significa che l’IA sia l’unico fattore di alta produttività, ma indica che le aziende più produttive:

  • da un lato beneficiano degli strumenti di automazione e supporto decisionale;

  • dall’altro sono più aperte alle innovazioni e alle nuove tecnologie.


Sintesi: un interesse maturo, con bisogni molto concreti

Nel complesso, i risultati del questionario mostrano:

  • un livello di conoscenza ancora limitato, ma realistico;

  • un utilizzo già diffuso dell’IA (circa due aziende su tre);

  • un forte interesse a sviluppare nuovi progetti nel breve periodo (71%);

  • ostacoli concentrati su integrazione, competenze, dati e strategia, più che sui costi;

  • un tema sicurezza ancora da strutturare, ma già presente dove l’IA è più utilizzata;

  • bisogni formativi chiari e molto operativi.

Le aziende non vedono l’IA come un rischio in sé, ma come un percorso da governare.La sfida principale, oggi, è trasformare curiosità e sperimentazione in progetti strutturati, sostenuti da competenze, dati di qualità e regole chiare.


L’IA non è un fenomeno passeggero né una minaccia. È un’opportunità concreta per migliorare produttività, qualità dei processi, competitività e innovazione. Le aziende italiane stanno iniziando a coglierla, ma la sfida principale riguarda la capacità di organizzareformareintegrare e misurarel’IA funziona quando le persone e l’organizzazione sono pronte a farla funzionare.


Il nostro obiettivo è monitorare costantemente l’evoluzione dell’IA nelle imprese italiane. Aggiorneremo il sondaggio ogni sei mesi, integrando: nuove compilazioni, dati ISTAT aggiornati, indicatori Eurostat.

Le aziende potranno partecipare tramite questo link.

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